«Sinistra finita nei titoli di coda. Subito il Partito del Lavoro, oltre Pd e Leu»

20/05/2018

«Sinistra finita nei titoli di coda. Subito il Partito del Lavoro, oltre Pd e Leu»

«La sinistra è finita nei titoli di coda. Subito il partito del Lavoro, oltre il PD e oltre LeU. Intanto, si sappia, i lavoratori discutono della Fornero. Io penso che nasca il governo peggiore della storia repubblicana e che la Lega abbia pulsioni fascistiche e razzistiche e che il M5stelle abbia una pericolosa carica sovversiva anticostituzionale. Ma siccome queste parole non bastano certo a definire una linea politica di opposizione né a ricostruire la sinistra dopo la distruzione renziana, è bene sapere che molti lavoratori, più che pensare ad un possibile cambio di sistema della Repubblica, stanno rifacendo i conti sulle proprie pensioni alla luce della riforma proposta dal contratto Salvini-Di Maio. Ed essi apprezzano, eccome se apprezzano. In particolare è gradita la nuova “opzione donna” che finalmente nel contratto è una cosa seria. La riforma Fornero del 2011, fatta dal governo Monti, votata dal PD e dal PDL, che doveva servire a dare un segnale ai mercati finanziari delle nostre buone intenzioni a tenere a posto i conti, si è rivelata un calvario per tutti i lavoratori italiani, per centinaia di migliaia di esodati, per milioni di persone già anziane che, spesso fanno lavori faticosi e usuranti. Per la sinistra e per il PD il fatto di non averla corretta in tempo è stato esiziale. Renzi ha preferito “regalare” più di venti miliardi alle imprese perché facessero assunzioni agevolate con il suo jobs act, quindi precarie. Grasso di LeU, invece, ha sbagliato proprio il messaggio, dichiarando che “la Fornero non andava abolita ma semmai riordinata”. I risultati poi si sono visti nelle urne. Sarebbe un errore non prendere ora sul serio la questione delle pensioni e non avanzare, come sinistra, proposte credibili che tengano conto anche dei punti che il contratto Salvini-Di Maio lasciano non a caso scoperti: il superamento del precariato e del jobs act e conseguentemente anche un sistema pensionistico più equo verso i giovani e in definitiva più sostenibile. Il mio amico e compagno Cesare Damiano, che di questi temi si intende, ha provato in tutti modi a convincere il PD e la sinistra della necessità di affrontare il tema delle pensioni. Veniva trattato con sufficienza come un vecchio socialdemocratico fermo al novecento. L’altra sera a Bruxelles, Elio di Rupo, presidente del partito socialista belga e già presidente del consiglio del Belgio, mi diceva che il suo partito era in ripresa e che nel Paese è in corso una grande mobilitazione contro la riforma pensionistica che il governo della destra liberista ha imposto portando l’età pensionabile a 67 anni e a oltre 40 anni di contributi. Mi è stato facile, anche se imbarazzante, spiegargli le ragioni della sconfitta del PD e della sinistra in Italia. Intanto il PD si riunisce e litiga ma nei grandi giornali nazionali le notizie sull’assemblea le trovi solo dopo la sesta o settimana pagina. Oggi si apprende anche che Fratoianni non è disposto a sciogliersi per fondare un partito, perché lui ritiene già di averlo il suo partito. Sabato prossimo ci riuniremo a Roma, noi di LeU per discutere e decidere il da farsi. Se il PD ormai finisce nelle pagine interne, credo che a noi riserveranno, se va bene, un colonnino di poche righe. Non ci vuole molto a capire che così non si va da nessuna parte. Se Renzi vuole guardare a destra per costruire un fronte centrista e europeista che prenda anche i voti di Forza Italia e se Fratoianni vuole conservare la sua purezza in un partitino di testimonianza, io credo che bisogna lasciarli andare, anzi spingerli a fare ciò che desiderano. Ma noi? Noi di Articolo Uno, noi della sinistra PD, noi che che aspettiamo a fare, oltre LeU e oltre il PD, un partito della sinistra e del lavoro, ispirato al socialismo e agli ideali della dottrina sociale cristiana, con un programma di grande trasformazione dell’Italia e dell’Europa, che si rivolga ai lavoratori, ai giovani, ai ceti popolari e ai ceti medi? Più tempo perderemo in chiacchiere, più ci sfiniremo nei nostri riti e più finiremo nei titoli di coda e meno saremo capiti da quel popolo di sinistra che ancora esiste e che si aspetta da noi un atto di orgoglio e di umiltà insieme, e che solo a queste condizioni è pronto a mobilitarsi. Contro l’incubo Lega e M5stelle e per un sogno nuovo di cambiamento. Anche cominciando a dire in modo chiaro il nostro pensiero sulle pensioni in termini di un patto generazionale per il lavoro e la giustizia». Lo scrive su Facebook Enrico Rossi.