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Da che parte stai?

Il nostro programma è in evoluzione ed è aperto a proposte, contributi, idee di chi vorrà condividere con noi questo percorso. Qui trovi un estratto dal nostro manifesto politico, che è scaricabile in versione completa da sabato 18 febbraio 2017.

Il socialismo, quando si è combinato con la democrazia, ha saputo sviluppare una critica profonda all’esistente e battersi con efficacia contro le ingiustizie e le disuguaglianze. Nessun socialismo del passato può essere il nostro, ma siamo convinti dell’attualità dei valori e dei principi che hanno ispirato questo movimento. La nostra «nostalgia di sinistra» ci consente di distinguere la consapevolezza delle sconfitte dalla forza delle nostre radici e su queste radici costruiremo la nuova casa.

In questi anni di subordinazione ai valori dominanti del mercato, dell’individuo libero da vincoli e del primato liberista molti hanno taciuto la propria identità, mostrando eccessiva flessibilità e opportunismo nei programmi e nelle alleanze. Questa reticenza ha generato vuoto e separazione. Un vuoto che è stato riempito dalla solitudine dei leader, dalle macchine elettorali, dai partiti personali e dalla «fraseologia delle svolte».

Oggi la sinistra è divisa e disorientata perché le sue classi dirigenti non sono state coerenti e leali. La lealtà è un elemento necessario, caratterizza lo spirito di partito e si fonda sulla memoria e sulla pazienza. «I partisans - ha scritto Russell Muirhead - sono i custodi di una memoria condivisa: essi identificano certi eventi del passato come conquiste e stanno insieme per proteggere queste conquiste». I nostri partisans sono feriti e delusi, hanno perso conquiste e memoria, hanno perso il partito. Nuovi partisans non nascono perché non trovano un partito alleato. Ma la democrazia italiana è impensabile senza i partiti e per questo la loro crisi ha trascinato con sé tutto il resto.

Noi vogliamo «essere di parte». È il nostro presupposto per «stare insieme». Noi ci proponiamo per rifondare il partito e la Repubblica. Impediremo che le nostre istanze di parte siano trascurate e nascoste da una politica che è considerata buona solo se rinuncia alle passioni e diventa moderata. Noi vogliamo rispondere alla domanda: «da che parte stai?», «per chi e per cosa lotti?». Chi ha guidato il partito in questi anni ha invece consentito l’erosione dell’identità della sinistra, con la passività a correnti ideologiche subalterne ai dettami del liberismo; tra essi la riduzione della redistribuzione al principio del trickle-down (lo sgocciolamento dall’alto verso il basso) e l’attacco agli investimenti pubblici. Complice una costante corsa al centro che ha azzerato le differenze, cominciata con i primi anni Novanta - con le tesi sulla «fine della storia» - e proseguita con la «terza via» a ogni costo e il sostegno ai governi dei tecnici e delle «larghe intese» sotto il cappello dell’austerità.

L’evoluzione del Partito Democratico ha seguito questa linea d’erosione. Il cui momento culmine d’elaborazione politico, culturale e programmatico è stato il discorso del Lingotto, a cui è seguito, senza lo stesso respiro ideale e senza visione, il programma del cosiddetto Partito della Nazione, che ha dominato l’ultima campagna referendaria. E non saranno le rievocazione dell’Ulivo e del centro-sinistra a invertire questo processo. La «normalizzazione» moderata ha emarginato la militanza sociale, ha lasciato campo libero a nuovi partiti e ai produttori di nuovi settarismi identitari. Non solo l’egoismo liberista e gli spiriti animali, ma la secessione, il nazionalismo, la difesa della razza, la democrazia diretta, l’odio per i corpi intermedi.

La polarizzazione ideologica, negli Stati Uniti come in Europa e in Italia, è stata condotta dalle destre e dai populisti, incuranti della coerenza programmatica e politica ma consapevoli del movente passionale e simbolico della politica. Un movente che molti hanno voluto a tutti i costi ammansire e reprimere, inseguendo una scala d’interessi definita da circoli sempre più ristretti e privi di legittimazione democratica. Di fatto questo liberismo compassionevole che ha contagiato anche il Partito Democratico ha subito l’agenda della destra economica per poi subire anche quella della destra politica. È il tempo di ripartire.