Un patto sui collegi. Noi e i dem evitiamo le sfide tra i leader

Intervista di Enrico Rossi a Monica Guerzoni

15 dicembre 2017, Corriere della Sera


Su Boschi e l'affaire Banca Etruria il governatore della Toscana va giù pesante: «In Parlamento non si devono dire bugie». Ma sui rapporti tra Pd e sinistra di Grasso, Enrico Rossi spalanca a sorpresa porte e finestre: «No alla guerra civile, facciamo in modo che non scorra il sangue».


Vede uno spazio per ricostruire il centrosinistra?


«Il tema non è il centrosinistra, bisogna prendere atto che liberi e uguali e Pd hanno prospettive che non coincidono. Ma questo non significa che dobbiamo identificarci come i principali nemici dell'uno e dell'altro».


Non è così?


«Dopo le separazioni lo strappo si sente di più, ma ora dobbiamo trovare il modo di riconoscerci reciprocamente. Andare in campagna elettorale a scambi reciproci di insulti e invettive avrebbe effetti negativi per noi e per loro, favorendo destra e M5S».


Tra D'Alema e Renzi ne sono volate di invettive...


«È ora di togliere dal campo le polemiche personali e di cominciare a misurarsi sui punti di incontro che possono unire due forze diverse».


In vista del dopo elezioni?


«Non propongo formule unitarie, non siamo sulla strada di Prodi. Ma ci possono essere spazi su cui confrontarsi, senza trattarsi come il nemico assoluto. Governiamo insieme in moltissime realtà, non solo in Toscana. E poiché abbiamo davanti scadenze elettorali negli enti locali, dovremmo continuare a misurarci sui contenuti cercando intese programmatiche».


Incollare i cocci, sia pure a livello locale?


«Anche nel momento massimo dello scontro tra Pci e Psi, quando sul programma c'era intesa scattava un elemento di buon senso. Non dobbiamo farci trasportare dalle passioni negative, da questo spirito di rivalsa e accuse. I nostri elettorati possono essere molto interessati a una prospettiva unitaria, purché ci sia intesa sui programmi».


Voi non siete quelli che vogliono abolire il Jobs act?


«Su lavoro e stato sociale le differenze sono inconciliabili. Ma sui diritti civili e umani possiamo incalzare insieme. Dopo il fine vita, chiediamo al Pd di farsi coraggio e andare avanti sullo ius soli. Anche su antifascismo e politica estera possiamo dialogare».


E i decreti Minniti?


«Votammo contro, ma dobbiamo sfidare Gentiloni a essere conseguente sui lager libici da chiudere. Sarebbe un passo avanti decisivo se noi dicessimo che non vogliamo allearci col M5S e se il Pd si impegnasse a non allearsi con Berlusconi».


Una specie di patto di desistenza, anche nei collegi?


«Con questa legge elettorale siamo costretti a candidarci in tutti i collegi, ma si può evitare di schierare leader contro leader. Niente male parole e niente sangue. Vogliamo essere una sinistra forte e di governo, non una forza velleitaria che lancia solo accuse».