Ue, Sulla coesione il governo è distratto

Enrico Rossi

Il Sole 24 Ore, venerdì 1° dicembre 2017

Sono a rischio 42 miliardi di euro di fondi Ue per le regioni italiane, che tradotti in Toscana sono un miliardo e mezzo. La Commissione ha immaginato tre scenari per preparare il negoziato sul post 2020. Uno prevede il mantenimento delle risorse attuali, mentre gli altri due propongono tagli del 30 e del 15 per cento. Con i tagli al 30%, continueranno a ricevere i fondi Ue solo l'Est, Grecia e Portogallo e il Mezzogiorno sarebbe fuori. Mentre i tagli al 15% comporteranno l'esclusione delle regioni più sviluppate: in Italia, il Centro Nord. Viste le nuove sfide ossia difesa, immigrazione e Brexit (che, da sola, comporterà un buco di 70 miliardi di euro) lo scenario che mantiene le risorse allo status quo è il più utopistico. I fondi Ue sono il principale strumento per orientare la politica economica delle regioni. Indirizzano le strategie di programmazione e sono il volano di ogni tipo di investimento pubblico regionale. Si traducono in infrastrutture, aiuti alle imprese, lotta alla disoccupazione, sostegno a ricerca e innovazione, contrasto ai cambiamenti climatici. Ho presentato un mio contributo al Commissario alla Politica Regionale, Corina Cretu, e uno studio sull'impatto dei fondi in Toscana. In Conferenza, è stato approvato un testo che prevede una politica di coesione a livelli almeno pari a quelli attuali e per tutte le regioni Ue. Il Governo italiano, invece, si è dimostrato distratto ed è arrivato in ritardo rispetto agli altri governi europei nel fornire indicazioni ufficiali alla Commissione sul futuro della coesione, pur essendo l'Italia il secondo beneficiario di questa politica. Questa disattenzione, che rischia di protrarsi a causa del prossimo appuntamento elettorale, concomitante con la fase calda del negoziato a Bruxelles, può costare caro al nostro Paese. Per il Sud sarebbe disastroso. Con altri quattro presidenti di regione di Francia, Germania, Svezia e Portogallo il 7 dicembre incontrerò il Presidente Jean Claude Juncker su questi temi. Ricorderò che la coesione non è una mancia che chiediamo all'Europa, ma una politica che ha migliorato le strategie pubbliche sui territori e ha assicurato i raccordi tra i grandi obiettivi europei e le scelte locali. La Brexit comporterà una riduzione del bilancio Ue, ma non possiamo essere noi a dover pagare il conto. Una Tobin Tax europea, come suggerito da Mario Monti, contribuirebbe a dar fiato a questa Europa e avvicinarla ai cittadini. La coesione è sicuramente una politica europea facile da spiegare e con risultati concreti sui territori.