Scuola Normale, Rossi: «Umiliata l'autonomia dei corpi universitari»

intervista di Enrico Rossi a Valentino Di Giacomo

Il Mattino, venerdì 14 dicembre 2018

«Sulla questione della Normale di Pisa il governo non mi ha neppure consultato, lo ha fatto nonostante il titolo V della Costituzione riconosca un ruolo agli enti regionali su questi temi. Quando mi consulteranno allora dirò la mia, ma il metodo che hanno utilizzato è assurdo». Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, segue al momento da spettatore la vicenda della possibile gemmazione della Scuola Normale con l'università Federico II. Parla di metodo sbagliato. 

Cosa non le è andato giù?

«Le sembra normale che una questione così importante venga decisa in una riunione tra un sindaco, un deputato e un capo di gabinetto del ministero dell'Istruzione? C'era un progetto che andava avanti da tempo per espandere in altre parti d'Italia l'organizzazione e le conoscenze della Normale, era stato votato anche un emendamento favorevole alla Camera per far partire questa gemmazione e poi salta tutto per i capricci di un sindaco?». 

Una questione che sembra tutta interna alla Lega.

«Se avessero votato compatti alla Camera vuol dire che c'era un'intesa, siamo al punto in cui dei piccoli interessi localistici valicano gli interessi nazionali. Il Miur ha fatto un comunicato a ciel sereno che ha potuto far gonfiare il petto al sindaco di Pisa che parla di una vittoria storica».

E secondo lei non lo è?

«Si tratta soltanto di una enorme sconfitta per l'autonomia delle università che spero ora si mobiliteranno, non solo a Pisa. Io non entro nel merito perché lo farò quando sarò chiamato in causa e a tempo debito, ma se chi è all'interno dell'università aveva previsto di poter incrementare l'importanza della Scuola Normale facendola crescere attraverso sinergie con altre realtà, questa era una scelta che spettava soltanto agli accademici. Così si è soltanto umiliata l'autonomia dei corpi universitari».

Il sindaco Conti dice che portando l'università a Napoli sarebbe stato depredato il marchio di un'eccellenza pisana.

«Non mi risulta che la Normale sarebbe stata chiusa, anzi era un modo per esportare un modello di eccellenza. La legge prevedeva che un comitato interno alla Scuola avrebbe sorvegliato sui progressi portati avanti dalla Federico II. Anche la Scuola di Parigi, da cui è nata la Normale, ha sedi in tutta la Francia con la direzione centrale ben salda in mano ai parigini. Era un modello replicabile».

La Lega, oggi partito nazionale, è inciampata su una richiesta campanilistica secondo lei?

«A Milano dicono una cosa, a Firenze un'altra e a Napoli ancora un'altra. È facile fare politica cosi. Del resto basta vedere cosa hanno fatto sulla manovra e le trattative con l'Europa: dicono una cosa e poi ne fanno un'altra. Questa è solo l'ennesima dimostrazione».

Quali sono i rapporti tra la Regione Toscana e la Normale?

«Facciamo tutto il possibile per aiutare l'università: abbiamo dato in comodato uffici, laboratori e come Regione abbiamo aperto anche un ufficio a Bruxelles per ricercare finanziamenti da offrire alla Normale. Quando siamo stati interpellati ci siamo stati sempre, questa volta invece siamo stati soltanto spettatori di un teatro dell'assurdo».

Crede che il sindaco leghista abbia evidenziato che non sarebbe stata aperta una succursale al Sud anche per stimolare certi istinti non proprio edificanti del proprio elettorato?

«In questi casi tutto fa brodo, sono metodi che non mi sorprendono. Anche in Toscana credo che la Lega sia il primo partito, ma noi non possiamo far altro che ricompattare la sinistra e cercare di rappresentare un modello differente».

A sinistra ce n'è però di confusione sotto il cielo...

«Lei è gentile nell'usare un eufemismo. Diciamo che si è in un vicolo cieco, ma dobbiamo continuare a combattere».