«Ribelliamoci alla Lega. Vuole che si torni Toscanina»

intervista a Enrico Rossi di Paola Fichera

La Nazione, 13 ottobre 2018

 

Il governatore attacca Salvini: «Favorisce il capitalismo del Nord» 

 

«DIVIETO di futuro». E' quello che la Lega ha in mente per la Toscana. Questo è lo scenario che il governatore toscano Enrico Rossi legge nei tentativi del governo gialloverde di bloccare le infrastrutture toscane.


Governatore, la Toscana è sotto attacco, quindi?

«Sì. E la polemica sulla nuova pista dell'aeroporto Vespucci è solo l'ultimo, eclatante, esempio. La neo commissaria della Lega Susanna Ceccardi si muove a favore del capitalismo del nord. E' il nord che non vuole le forze produttive della Toscana fra i piedi».


Salvini ha tolto il nord solo dal nome della Lega...

«Il triangolo dello sviluppo per gli interessi della Lega ruota da sempre fra Milano, il Veneto e Bologna. Nel corso di questi anni la Toscana ha comunque avuto uno sviluppo importantissimo che la colloca fra le aree forti del Paese, le nuove infrastrutture renderebbero possibile ulteriori risultati».


Invece?

«La Lega frena le infrastrutture toscane, ma applica una politica completamente diversa nel Veneto dove negli anni ha moltiplicato strade e autostrade e ora non si preoccupa di litigare con i 5stelle per la Pedemontana, ma penso anche a tutte le concessioni all'aeroporto di Bologna per consentirne lo sviluppo. Peccato...».


Peccato...?

«Che le partite infrastrutturali che la Toscana attendeva non si siano concluse durante il governo Renzi. Un'occasione persa».


Lei pensa al sottoattraversamento Tav, alla Tirrenica, al sistema portuale.

«Per forza. La Tirrenica è congelata da un contenzioso fra il governo e autostrade, sorto molto prima del crollo del ponte di Genova. Per i porti di Piombino e Livorno è la Regione che ha investito 600 milioni di euro, dal governo non è arrivato niente. E ricordo bene le levate di scudi degli industriali bresciani contro l'ipotesi di produrre acciaio a Piombino. Poi ci sono quei trenta treni alta velocità, all'andata e al ritorno, che saltano Firenze, ma si fermano a Bologna. Ora sento dire che il ministro Toninelli vuole la project review del sottoattraversamento Tav. La verità è che ci vogliono infinocchiare. Si può dire (chiosa ndr) perchè è italiano. Il ministro Centinaio non può non sapere che quando nega lo sviluppo dell'aeroporto a Firenze favorisce quello di Bologna».


E i troppi turisti allora?

«Centinaio non sa di cosa parla. Il Vespucci lavora per il 60 per cento sul fronte delle imprese e della ricerca, penso alla meccanica, al credito, alle assicurazioni e all'informatica. Dobbiamo rendere il sistema imprese toscano accessibile al mondo, altrimenti sarà penalizzato».


Un disegno politico insomma.

«Per forca. Altrimenti è inspiegabile. Ci sono atti già fatti. La valutazione di impatto ambientale, il piano nazionale aeroporti redatto da Enac. Ci difenderemo con tutti gli strumenti che la legge ci offre».


Sul fronte politico però la Lega è in crescita continua

«Ci sono solo due questioni sulle quali scatta la mia indignazione: quando non si rispettano i diritti dei lavoratori o quando per sporchi interessi politici non si rispettano gli impegni, si calpesta la continuità amministrativa e si blocca il Paese danneggiando intere aree in termini di sviluppo. Sono convinto che i toscani capiranno quello che sta succedendo e sapranno reagire a chi vuole condannarli alla regressione. Tanto per essere chiari: negli ultimi 10 anni l'export toscano è cresciuta del 36 per cento, quella della Germania del 25. L'accessibilità delle nostre imprese al mercato internazionale è fondamentale».


Cosa rischia la Toscana senza le nuove infrastrutture?

«Tre esempi. Che il sistema aeroportuale toscano soccomba davanti allo sviluppo dello scalo di Bologna, che le aziende meccaniche vincenti risultino quelle dell'Emilia che il settore moda emigri a Milano. Chi ci nega le infrastrutture ci vorrebbe condannati alla 'toscanina' ottocentesca, quella dei macchiaoli che dipingevano le vacche di Coltano mentre a Parigi gli impressionisti decoravano le fermate della metropolitana».