«Resto in Toscana. Combatterò fino alla fine questa destra autoritaria»

intervista a Enrico Rossi di Michele Bocci e Ernesto Ferrara

Repubblica Firenze, 15 novembre 2018

«Non mi candido in Europa no, quante volte lo devo dire? Non voglio sulla coscienza il rimorso di non essere rimasto qui fino all'ultimo giorno a difendere la storia di libertà e antifascismo della Toscana da questa destra forse non fascista ma autoritaria, illiberale, regressiva. Mi ha fatto onore che la leghista Ceccardi mi abbia definito il nemico numero uno della destra in Toscana: le prometto di onorare questo impegno fino all'ultimo giorno. Io resto qui a combattere. E chiedo a tutta la sinistra di combattere».

Sta per iniziare, il 28 da Grosseto, un viaggio in 100 luoghi della Toscana che grazie ai fondi europei sono rinati e sull'Europa scriverà anche un libro ma intanto il presidente della Regione Enrico Rossi, dal suo ufficio di Palazzo Strozzi Sacrati, ripete che alle elezioni europee non intende correre. Alla sinistra toscana lancia un appello alla lotta, all'apertura: «Da soli non bastiamo più: apriamoci al civismo». Tre messaggi per il Pd che lo sostiene in Consiglio regionale: no alla modifica della legge elettorale regionale per togliere il ballottaggio, avanti con la riforma dell'intramoenia, addio all'inceneritore di Case Passerini col nuovo piano dei rifiuti: «Ormai anche i fondi nazionali per realizzarlo sono perduti». Con la crisi del renzismo, l'immagine di leader della sinistra toscana sembra ancora disegnata sul volto del governatore Rossi.

Presidente, due mesi fa lanciò un appello all'unità della sinistra per arginare il leghismo arrogante. Da allora cos'è cambiato? 

«Poco o nulla Rimane questa necessità a sinistra di bonificare il clima dai veleni, dalle correnti, dagli interessi, dalle legittime tutele valoriali. Tutti devono riconoscere l'urgenza di un dialogo che punti a costruire un'alleanza. Dovremmo aprirci. Lo dico al Pd e pure alla sinistra. Invece come in una coazione a ripetere prima mettiamo i probemi interni. Serve un patto tra produttori. Tra forze che condividano la necessità di uno sviluppo riformista della Toscana. Penso alle infrastrutture: l'adeguamento dell'aeroporto di Firenze, della Tirrenica, la Tav. La sinistra da sola ormai non basta più, ha bisogno di altri apporti». 

Propone anche lei comitati civici come Renzi alla Leopolda?

«Vedremo cosa sono i comitati di cui parla Renzi, ognuno dice la sua, siamo da sempre coerentemente distanti. Non mi si chieda lo sforzo di. definire Renzi di sinistra anche se la più grande colpa del renzismo è la logica del Capo. Ma torno al punto: io penso a cos'è in Toscana il civismo, che esprime già tanti sindaci e si riunisce sui valori antifascisti. Io credo che i prossimi candidati sindaci dovranno saper essere federatori, non leader carismatici. Prima però va ricostruito un tessuto unitario a sinistra e questo lo chiedo prima al mio "azionista di maggioranza", il Pd. O forse loro pensano di poter vincere da soli come ai tempi del 40%? Ma mi rivolgo anche a chi a sinistra è critico: si pensa forse di costruire un'alternativa al Pd dopo la sconfitta di. Leu? Se non vogliamo essere spazzati via dobbiamo dialogare e federare. Lo dicono i dati: perla prima volta accade che la gente riconosce più consenso agli amministratori che ai partiti, noi come giunta regionale siamo al 58%. II Pd dove arriva? Al 25, 27, 30%? Se ci aggiungessimo il 4 di Leu non sarebbe lo stesso sufficiente». 

Propone candidati di sinistra unitari nei Comuni toscani al voto nel 2019?

«Dico che sarebbe folle pensare di dividersi al primo turno convinti di riunirsi al secondo. Dobbiamo impedire che la destra estrema vinca. Questi non sono i liberali italoforzuti, hanno pulsioni razzistiche. E stanno coi 5 Stelle amici di Putin, di cui non mi fido».

Lei tifa Zingaretti? Se vincesse il congresso rientrerebbe nel Pd?

«Non sono del Pd e non sono dell'idea di rientrarci sulla base della proposta Zingaretti. Se vince lui "mas que nada", meglio di nulla, ma intorno a lui ci sono Gentiloni, Franceschini. Siamo alle sfumature di discontinuità, non mi sembra la sua una proposta culturale alternativa Per non dire di Minniti: mentre il Pd rinunciava a ius Soli e legge Bonino, lui con le sue politiche sull'immigrazione ha aperto la strada a Salvini».

Ha già incontrato la nuova segretaria del Pd toscano Simona Bonafè?

«Lo farò presto. Le riconosco di aver fatto bene in Europa sulla legge dell'economia circolare».

A che punto è l'attuazione del patto di fine mandato col Pd? Piano rifiuti? Legge elettorale? Case popolari? Piano per le pmi?

«Stiamo lavorando. Entro fine anno il piano rifiuti sarà pronto e punterà su riciclo e riuso confermando il 70% di differenziata nel 2020. Il termovalorizzatore di. Case Passerini? Difficile possa esser fatto dopo che i finanziamenti nazionali sono andati persi. Sull'impianto che vuole fare Kme a Fornaci di. Barga dico: faremo la valutazione d'impatto ambientale, non rilasceremo nessun permesso se non ci sarà un bilancio ambientale positivo. Piccole e medie imprese: l'assessore Ciuoffo lavora ad un piano ma io rivendico di aver reso attrattiva in questi anni la Toscana anche alle grandi aziende. Sulle case popolari mi sembra chiaro che alzare il tetto dei 5 anni di residenza per l'accesso sarebbe incostituzionale. Quanto a modificare la legge elettorale mi sembrerebbe una fuga in avanti, non mi convince».

Lei in Europa non si candiderà?

«Ho avuto occasioni di andare altrove e ho rinunciato. Voglio lottare per l'Europa ma da qui. Oggi del resto mi sembra di poter dire la mia anche sul piano nazionale in una sinistra dove abbondiamo di generali sconfitti: chi pensa che il mio ruolo finisca in Toscana sbaglia. La stessa sinistra toscana oggi può dire tanto a livello nazionale su tanti temi. Solo sull'ambiente dobbiamo fare di. più. Io resto qui ad onorare il mio contratto, a combattere. Me lo hanno chiesto gli elettori e i partiti, Mdp e Pd. Al quale consiglierei di non reagire ogni volta che cerchiamo di alzare il livello del riformismo toscano».

I consiglieri regionali del Pd hanno detto che la legge per rivedere l'intramoenia non passerà. Cosa farà? 

«Continuo a lavorare su una riforma di quella materia, con strumenti da individuare anche dopo aver parlato con i sindacati. Voglio evitare il ricatto di chi propone la prestazione a pagamento in tempi rapidi e quella pubblica con attese più lunghe. Poi vorrei ragionare sulle tariffe troppo alte ma anche sulla possibilità di vietare l'extramoenia ai neo assunti. Dobbiamo tutelare gli interessi dei più deboli. Dire che la "qualità si paga", come ho sentito fare è demenziale, perché qui da noi il pubblico è e deve continuare ad essere di. qualità. Chi sostenesse una cosa del genere è fuori dalla storia della sinistra. Un'altra cosa che si può fare, seguendola legge nazionale, è controllare che i volumi di intramoenia siano consoni a quelli di attività istituzionale».

Come vanno i conti della sanità quest'anno?

«Sono migliorati, grazie al controllo della spesa farmaceutica. I dati sono positivi anche per quanto riguarda il recupero dei punti nei Lea, livelli essenziali di assistenza».

Visto che il bilancio va bene, pensate di abolire il super ticket?

«È un tema sul quale stiamo ragionando, però bisogna partire dal presupposto che non possiamo non avere i dati in pareggio».

Come giudica la riforma della sanità che ha ridotto a 3 le Asl?

«Con l'assessora Saccardi stiamo preparando una delibera per fare qualche correzione. Possiamo dire che la riforma ha funzionato dal punto di vista sanitario, perché i dati ci dicono che l'assistenza non è stata intaccata, anzi è migliorata. Bisogna però presidiare meglio il territorio, inserendo figure intermedie tra la direzione delle Asl e i presidi sanitari».