Nell’Europa di Juncker austerità e populismo vanno a braccetto

03/05/2018

Nell’Europa di Juncker austerità e populismo vanno a braccetto

Enrico Rossi - blog

Huffington Post, 3 maggio 2018


La proposta della Commissione europea sul prossimo "quadro finanziario pluriennale" presentata ieri a Bruxelles ha generato molto allarme e ha prodotto una sequela di proiezioni sui tagli che ne potrebbero derivare. Al di là dei tanti numeri, il significato politico di questo importante documento di politica economica presentato da Juncker è uno solo.


La "coesione" non sarà più una politica autonoma di investimento e di crescita, ma un fondo al servizio di altre politiche, da usare anche come deterrente per costringere gli stati membri a rispettare le regole di bilancio.


Il documento mira a raddoppiare le risorse per il contrasto all'immigrazione, per la difesa e la sicurezza a danno dei territori, del contrasto ai cambiamenti climatici, alle disuguaglianze, alla disoccupazione e del finanziamento di opere pubbliche. Con questa impostazione, a prevalere sarà l'Europa dell'austerità e dei populisti, contro l'Europa della crescita e della democrazia, a vantaggio della destra più estrema e demagogica, quella che investe sulla paura e sulla chiusura identitaria.


Sul piano tecnico e dunque politico le conseguenze più gravi che ne derivano sono due: la politica di "coesione" (che nel bilancio 2014-2020 rientrava nel capitolo "Crescita inclusiva e intelligente") viene separata da ogni concreta finalità di crescita e innovazione e il Fondo sociale europeo (accorpato al Fondo sul capitale umano) rischia di passare a una gestione diretta, escludendo la mediazione fondamentale delle regioni. Anche se la proposta della Commissione Juncker prevede un aumento del bilancio europeo (si passa da 1.087 miliardi di euro della programmazione 2014-2020 a 1.135 miliardi di euro di oggi, ovvero dal 1.03 % all'1.11% del Pil di ogni stato membro) rispetto alla programmazione precedente la "coesione" e le politiche agricole perderanno risorse importanti.


Circa il 10%, con picchi molto alti per il Fondo di sviluppo rurale (oggi gestito dalle regioni), che passerebbe da circa 100 miliardi di euro a poco più di 70 miliardi con evidente danno per i produttori e i lavoratori del comparto.


Per compensare infine l'uscita del Regno Unito la Commissione propone nuove risorse proprie. Ad esempio, una tassa sulla quantità di plastica non riciclabile e sulle quote di emissioni di CO2. Benissimo, ma purtroppo tra queste non figura la tassa sulle transizioni finanziarie (Tobin Tax) che potrebbe colpire le speculazioni responsabili, per ampia parte, delle gravi crisi di questi anni, una tassa di civiltà che avrebbe evitato i tagli alla coesione e quindi nuove penalizzazioni per i territori, i capitali sani e i lavoratori che restano il cuore dell'Europa moderna e democratica.