“Lontano dal popolo e dai suoi bisogni. Renzi fa danni all'Italia e a sé stesso”

Intervista di Enrico Rossi a Marcello Mancini
La Verità, 31 marzo 2017


Come si fa a definirsi, orgogliosamente, «comunista berlingueriano» e stare con Matteo Renzi, che considerava la Quercia, simbolo dei Ds, una pianta che fa le ghiande per i maiali? Enrico Rossi, il governatore della Toscana e presidente di Articolo 1 Movimento democratico e progressista, che domani si prepara alla prima assemblea nazionale, a Napoli, finalmente si è liberato di un peso dallo stomaco. «Da quando sono uscito dal Pd, sto meglio anche fisicamente», confessa.
Ha sostenuto «lealmente» il Sì, fino alo dicembre - lealmente ma, si vedeva, turandosi il naso - poi non ce l'ha fatta più. Si è schierato con Martin Schulz ricordando come socialismo significhi «uguaglianza, rispetto, dignità», valori che però non ritrovava nel suo partito. Aggiungete che. oltre alla convivenza nel Pd, ha dovuto gestire alcune scelte amministrative per Firenze, di competenza regionale, insieme all'ex premier finché è stato sindaco, e l'allergia al renzismo ha una sua giustificazione. «È stata una gran fatica accettare Renzi. Ma il distacco fra Pd e ceti popolari comincia prima. La rottamazione è stata un'operazione a senso unico: tutti i post De e i post rutelliani, sono stati ben sistemati».

A che cosa allude, presidente?
Lo sanno tutti che Renzi si rivolgeva a quelli della Destra e di Forza Italia e diceva: "Quello che non è riuscito a voi, vedrete, riuscirà a me". Cioè far fuori i comunisti.

Dunque ve ne siete andati perché vittime designate da Renzi: lei, Bersani, Speranza, D'Alema.
La nostra separazione dal Pd ha una ragione contingente e una di fondo. La prima .è che dopo la sconfitta del 4 dicembre, la logica avrebbe voluto che la maggioranza mettesse il segretario in minoranza, e questi si dimettesse, come avevano fatto, prima di lui, Bersani e Veltroni, a cui erano seguiti due segretari di transizione, aprendo una dialettica interna. Ora invece si sta andando a una conta triste, perché gli iscritti sono la metà del 2oi3 e di contenuti non se ne vedono.

E la ragione di fondo?
È che la crisi economica è diventata crisi sociale, tutto questo fa sì che un partito pigliatutto come il Pd di Renzi si sposti più a destra che a sinistra. E poi, diciamolo chiaramente, è finita anche la parabola del "sindaco d'Italia". Abbiamo perso le classi più deboli e per poterle recuperare sarebbe stato necessario un processo, in cui Renzi si fosse messo da parte.

Secondo lei quali sono stati gli errori dell'ex segretario?
Ha trasformato il Pd in un partito contiguo ai nuovi poteri forti, lontano dal popolo e dai bisogni sociali. Ha perso tanta nella nostra gente con scelte incomprensibili.

Provo a capirlo: Renzi è partito dalla convinzione che era arrivato il momento di cambiare i motivi di una sinistra superata dalla storia.
Certo, il sindacato doveva cambiare, ma senza id sindacato non ci sarebbe più l'avvocato dei lavoratori. E poi guardi, mi pare che anche un pezzo dei cosiddetti cattolici democratici si sentano difficoltà nel Pd.

Lei si era candidato segretario, non le conveniva sfidare Renzi da dentro il Pd?
Era diventato un partito personale, Renzi lo ha gesti to in maniera privatistica e autoritaria.

Perché nemmeno la batosta del referendum ha frenato il suo impeto autoreferenziale, che lo fa ritenere legittimo inquilino di Palazzo Chigi, tradito dal voto popolare che gli ha impedito di governare a modo suo?
Machiavelli diceva che i principati si perdono, perché i Principi non cambiano quando i tempi cambiano. Renzi commette questo errore: continua a comportarsi allo stesso modo, facendo un danno al Paese e a sé stesso.

È vero che i suoi compagni scissionisti la tengono in seconda fila perché hanno paura della sua «libertà di giudizio»?
L'ho detto, ma era una battuta. Io sono il primo fondatore, anche in ordine alfabetico.

I sondaggi vi riconoscono, al massimo, il 4 %: poco rispetto al 10 ipotizzato da D'Alema.
Penso che si possa andare oltre il 10%. Solo che bisogna fare uno sforzo per riunire le componenti di sinistra uscite dal Pd. Se ciriusciamo, possiamo aspirare a costituire una forza che abbia un peso in parlamento. Quanto ai numeri dei sondaggi, non possiamo giudicare un bambino appena nato, aspettiamo almeno che diventi adolescente.

Avete riesumato i simboli comunisti, le bandiere rosse, i compagni, le allusioni: c'è il rischio che la vostra, passi per una velleitaria operazione nostalgia?
Bernie Sanders, in Usa, ha usato la parola socialismo eppure gli americani sono convinti che lui, più della Clinton, avrebbe potuto fermare la destra populista di Trump. In questi anni, da noi, la sinistra è stata negletta e da quando Renzi si è spostato a destra, sta perdendo tutte le elezioni. Mi capita di incontrare per strada giovani e parecchi compagni che mi salutano e credo che la nostra uscita abbia fatto felice anche tanta gente.

Si fa fatica a cogliere la differenza che c'è fra voi e gli altri partiti della sinistra vera, da Sinistra Italiana di Fratoianni a Pisapia.
Il Si traccia un confine netto con il Pd, noi invece vogliamo dialogare, perché il Pd da solo non ce la farà.

Dunque siete pronti a rientrare in un Pd senza Renzi?
Potrebbe anche essere, ma Renzi mi sembra vincente alle primarie. Sinceramente non immagino che cosa farebbe di fronte a una nuova sconfitta. Anche se a dicembre si è dimesso, non mi sembra intenzionato a lasciare la politica.

Siete appena nati e già siete divisi. Per esempio sui 5 stelle. L'idea di Bersani che vada tutto bene, anche l'alleanza con i grillini, pur di far fuori Renzi, somiglia all'errore fatale commesso con Berlusconi, che infatti è rimasto li vent'anni.
Bersani si è corretto e alludeva a un dialogo sui contenuti, che è normale. Comunque credo sarebbe uno sbaglio, mettere insieme una sacra alleanza contro i 5 stelle, metodi che non hanno mai funzionato.

Fino a che punto, allora, può spingersi il dialogo con Grillo?
È difficile pensare insieme a un movimento antieuropeista; che in Europa siede accanto a Farage, che è un razzista, nazionalista inglese; che non ho mai sentito parlare di lotta all'evasione fiscale; che è contrario alla democrazia rappresentativa, che è invece alla base della nostra Costituzione, come è scritto all'articolo i e al 67.

Con quale legge elettorale si voterà nel 2018?
Vedo che nessuno ha voglia di mettere le mani a questa legge. Io preferirei un premio alla coalizione e non al partito, che quanto meno si togliessero i capilista e si restituisse ai cittadini il vero potere di scegliere i propri rappresentanti, coni collegi uninominali. Almeno tornerebbe l'antica frequentazione degli eletti nel territorio di provenienza, e magari si ridurrebbe anche la distanza fra il Palazzo e la gente.

Il suo mandato di governatore scade nel 2020, lei pensa che il Pd toscano la sosterrà fino alla scadenza?
Sono qui grazie a un consenso ampio con i cittadini. E un contratto che intendo rispettare, finché il Pd non si assume la responsabilità di togliermi la fiducia.