L'imbroglio nazionalpopulista e le spinte all'indietro

blog HuffPost Italia

22 febbraio 2019

Il razzismo pervade la nostra vita quotidiana. Accade sempre più spesso ciò che poco tempo fa era inimmaginabile.

Da quando un estremista di destra, e già candidato con la Lega, a Macerata sparò "sui neri", è tutto una sequela di aggressioni, spari, violenze verbali, umiliazioni e intimidazioni su chi è diverso, soprattutto per il colore della pelle. Non importa se si è bambini.

Di Maio aveva detto che le ONG erano i taxi del mare. Salvini ha aggiunto prima gli italiani. Ieri ha minacciato un gruppo di ragazzi che cantava "Bella ciao" invitandoli a prepararsi a "prendere il barcone con Zedda".

Il fatto è che ci sono responsabilità per questo clima di razzismo dilagante.

Io penso che sia appropriato parlare di nazionalpopulismo e di postfascismo. Un'ideologia certo diversa dal fascismo, ma con accenni e tratti assonanti per le pulsioni di razzismo, per il disprezzo per il diverso, per il nazionalismo esasperato contro presunti nemici esterni, per un'idea di democrazia basata sul potere carismatico e su un concetto indistinto di popolo che si colloca sopra la democrazia parlamentare, per una pratica politica che decide di autotutelarsi quando dovrebbe sottoporsi alla verifica di legalità, per una tendenza al disprezzo della Costituzione in materia di diritti umani della persona e di eguaglianza dei cittadini.

Un tratto fondamentale di questo pensiero è che la critica alla globalizzazione, in nome di una maggiore protezione sociale, individua capri espiatori nell'Unione Europea, negli altri Paesi e nell'immigrazione, ma non mette mai in discussione, all'interno, le élite economiche e le diseguaglianze reali nella distribuzione della ricchezza.

Piuttosto, questa ideologia e pratica di governo appare propensa ad affrontare il conflitto di interessi tra i ceti sociali meno abbienti e i più ricchi, trasferendolo su un piano territoriale e cercando di trovare un compromesso tra le spinte autonomiste e separatiste delle aree più ricche e certi "riflessi condizionati" al rifugio nell'assistenza presenti in quelle più povere. Una prospettiva perseguita con leggerezza, irresponsabilmente, che potrebbe avere un esito catastrofico.

Nel dichiararsi oltre la destra e la sinistra, oltre il conflitto di classe, questo pensiero esprime una certa assonanza con il passato della destra fascista, che però fece della retorica della patria un elemento fondante la sua ideologia. Sembrano sommarsi, infatti, diverse e contraddittorie spinte all'indietro. Quella verso un passato pre-risorgimentale, degli staterelli, dell'Italia come espressione geografica, il quale accenna pericolosamente a prender piede in tutto il Paese. Quella verso l'Italia pre-'89 libera da vincoli monetari che a Nord aveva tollerato evasione fiscale e a Sud alimentato la tendenza al riparo nell'assistenzialismo.

E' in questo senso che lo stesso autonomismo su cui oggi insiste il Nord leghista è un tuffo nel passato. In generale, pure con questa diversità di elementi, l'ideologia dominante dei governanti giallobruni sembra guardare più al passato che al futuro, ci porta indietro, invece di accettare le sfide del presente e del futuro.

La storia non si ripete e anche le ideologie politiche si trasformano.

Tuttavia, provare ad identificare i fenomeni nuovi cercando di riconoscerne i tratti che ereditano dal passato non è un esercizio inutile ai fini della comprensione e della lotta politica e, soprattutto, delle scelte che si devono compiere nel campo della sinistra e delle forze democratiche, le quali sentono più forte l'attaccamento ai principi e ai valori della Costituzione.

Per questo credo che sia corretto definire nazionalpopulista e postfascista l'impasto ideologico della Lega e del M5Stelle, che governano assai stabilmente con un contratto l'Italia, dentro un nuovo ordine politico e culturale.