L'Ema e l'insostenibile leggerezza del Governo Gentiloni

Enrico Rossi - blog

Huffington Post, 21 novembre 2017

 

L'incredibile epilogo dell'assegnazione della nuova sede dell'Ema da spostare da Londra in altro paese europeo, a seguito della Brexit, non è frutto del caso ma di un errore di gestione politica di un ottimo dossier tecnico. Oltre che patetico, l'accostamento alla perdita di un mondiale di calcio, per la compagine governativa è anche scivoloso. Continuando l'analogia infatti qualche testa dovrebbe rotolare fuori dal campo di gioco.

Parliamo dell'ente tecnico che tutela la salute umana e animale in 28 Stati membri e nell'intera area europea, garantendo che tutte le medicine presenti sul mercato siano sicure, efficaci e di alta qualità. Tradotto: si tratta dell'applicazione della scienza in prodotti e servizi che riguardano la qualità della vita di 500 milioni di cittadini europei! Un'agenzia quindi che influenza miliardi di investimenti pubblici e privati. Un'occasione storica persa dal nostro paese che, pur avendo le carte migliori da giocare, si è fatto fregare dimostrando carenza e inadeguatezza della leadership politica.

La Spagna ci ha fatto un dispetto. Il "biscotto" del Nord, dopo Copenaghen, si è orientato su Amsterdam; la Slovacchia si è astenuta. Possibile che questi movimenti siano sfuggiti ai nostri leader politici, e non ci sia stato un lavoro adeguato precedente le votazioni?

Dichiarando che "non abbiamo vinto ma non siamo stati sconfitti", rinunciamo a spiegare perché il progetto migliore, il nostro, non è stato difeso con un sistema di solide alleanze politiche che avrebbe potuto evitare il ricorso al sorteggio.

Come mi riferisce un esponente dell'industria del farmaco le parole del Sottosegretariato Gozi sono dunque "inconcepibili". Che non si potesse prevedere un simile esito della procedura di selezione, improvvidamente accettato anche dall'Italia al Consiglio Europeo di giugno, è la conferma della sottovalutazione del metodo e il tentativo di nascondere tutta l'inadeguatezza della gestione successiva.

Il sorteggio infatti, pur sbagliatissimo, si è verificato solo perché nei punteggi del terzo turno l'Italia, pur avendo la proposta migliore, si è trovata in parità con l'Olanda. Questo è proprio quello che il Governo doveva garantire che non avvenisse attraverso un'appropriata diplomazia politica.

L'esito netto è che moltiesponenti della comunità scientifica e industriale italiana, soprattutto quelli che hanno contribuito al dossier tecnico, sono imbufaliti con chi non ha saputo prevenire e gestire una procedura assurda; rispetto alla quale doveva contare il risultato (e non già la sola partecipazione)! Né può essere di consolazione che lo stesso pasticcio sia avvenuto sull'Eba (Autorità bancaria europea). Pare che l'Italia sia riuscita a ottenere dalla Commissione Europea la redazione iniziale di un rapporto di valutazione tecnica. La logica avrebbe voluto che in caso di parità nelle votazioni si fossero poi pretese anche considerazioni di merito con cui far pendere la bilancia verso una città europea o l'altra, senza affidarsi solo alla sorte.

A chi ha avuto modo di frequentare anche solo marginalmente Bruxelles, non sfugge che le decisioni, oltre ai criteri oggettivi, vengono poi assunte in base a una complessa attività diplomatica d'influenze e legittimi scambi, a cui, se vogliamo ottenere risultati non ci si può sottrarre.

Gli argomenti per l'Italia non mancavano. Chi può sostenere che la produzione tecnico-scientifica di Amsterdam, le capacità produttive dell'industria farmaceutica dell'Olanda, siano superiori a quelle di Milano o dell'Italia? Per non parlare della qualità assistenziale fornita del Servizio sanitario universalistico italiano che, seppure degradato a causa delle politiche degli ultimi governi, non è neppure paragonabile rispetto al mix pubblico-privato olandese, il quale genera una delle spese sanitarie più elevate in Europa. Il nostro paese aveva le carte in regola e Gentiloni, prima di stazionare inutilmente sull'aereo di stato a Genova, avrebbe dovuto utilizzare il veicolo molto prima, per andare a Bruxelles a battere i pugni sul tavolo pretendendo rispetto per la comunità scientifica e industriale italiana, e costruendo un valido sistema di alleanze.

La verità è che siamo di fronte a un caso evidente d'inconsistenza della leadership politica e di irrilevanza dell'Italia a livello internazionale. Tutto questo determina un danno economico superiore al miliardo e mezzo. Le multinazionali presenti in Italia stavano infatti già valutando un rafforzamento della propria presenza. Questa perdita che abbiamo subito accentuerà ulteriormente il divario tra Nord e Sud Europa: ci auguriamo a questo punto che non seguano anche contraccolpi per il sistema farmaceutico italiano.

Il 2006, quando il Presidente del Consiglio Romano Prodi ed il ministro degli Esteri Massimo D'Alema, assieme al sindaco di Milano Letizia Moratti, riuscirono a portare a Milano l'Expo 2015 - poi trionfalmente cavalcato da altri - sembrano davvero un'altra epoca. Allora a fare la differenza fu una caccia ai voti in giro per il mondo e la mobilitazione di molteplici figure italiane autorevoli. L'Italia questa volta non se l'è giocata bene e aveva la migliore "nazionale" del farmaco tra quelle schierate. Oltre che pensare a rilanciare il calcio, pensiamo soprattutto a rifondare la politica, per evitare in futuro che ricercatori, imprese, lavoratori e giovani del nostro paese perdano simili opportunità.

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