La Toscana della buona agricoltura

Enrico Rossi
Il Tirreno, 7 aprile 2017

«Tutto il grano che trasformiamo viene dalla Toscana». Così mi accolgono gli operai della Grandi Molini Italiani, che da giorni protestano con grande dignità contro la minaccia di 30 licenziamenti. Cito questa crisi, che va sventata, perché testimonia quanto e come l'agricoltura è il cuore della nostra terra. La Toscana è una regione verde e ricca d'acqua. Il suo paesaggio è stato fonte di lavoro e di ricchezza. L'agricoltura però è anche futuro e prospettiva. Lo dimostrano i numeri e le idee che abbiamo presentato in questi giorni a Lucca insieme al commissario europeo Phil Hogan.
La Toscana è oggi una delle regioni più certificate, con una immensa varietà agroalimentare, e, allo stesso tempo, una terra che si prende cura della qualità dei propri prodotti e della tracciabilità delle filiere produttive.

Lo stato di salute del nostro comparto agricolo è ben rappresentato dai dati Irpet: 3.2 miliardi di valore aggiunto, 1.8 miliardi di export (ovvero il 7% delle esportazioni toscane e il 6% delle esportazioni italiane). Un tessuto di oltre 72mila aziende e decine di migliaia di occupati. Una leadership riconosciuta nelle produzioni di eccellenza, arricchita di recente dalla Dop per il pane toscano, primo caso di una denominazione così estesa. Per difendere e promuovere questa ricchezza abbiamo messo al centro del nostro lavoro soprattutto gli agricoltori. Con risorse per quasi un miliardo di euro per la programmazione 2014-20.

Tra le nostre eccellenze anche la puntualità. Garantiamo infatti pagamenti in tempi più brevi che in altre Regioni d'Italia. Abbiamo introdotto misure contro lo sfruttamento del lavoro nelle campagne, che combatteremo anche impedendo l'accesso ai finanziamenti europei a quelle aziende che non rispettano le norme a tutela dei diritti dei lavoratori. Per queste ragioni ci candidiamo come Regione pilota perla fase di prova della nuova politica agricola comunitaria dell'Unione Europea. Noi sosteniamo con convinzione l'opzione che propone una programmazione della Pac in funzione dei bisogni dei territori.

Siamo consapevoli che accanto alle luci ci sono alcune ombre. Dobbiamo lavorare ancora sull'alleggerimento del peso burocratico, permettere alle imprese di migliorare la propria competitività e la propria capacità di internazionalizzazione, contribuire alla conservazione dell'ecosistema.

Mi è stato insegnato che l'agricoltura si fa essenzialmente con due cose: l'acqua e la terra. Dobbiamo conservare e riesumare le acque. La siccità periodica produce danni. Senza acqua non si fanno investimenti e attrazione. Poi ci vuole la terra. Per questo, se continuiamo a cementificare, ad asfaltare, a costruire in modo dissennato, noi distruggiamo un elemento fondamentale.
Le parole d'ordine che immaginiamo per l'agricoltura toscana del futuro sono: "qualità, innovazione e sviluppo". E se l'agricoltura esce dalla sua ridotta, dalla sua nicchia, può diventare un asse fondamentale di questa regione.

All'Europa, che in questi mesi sta portando avanti una consultazione pubblica sul futuro della Pac, noi diciamo che ci siamo, e che quel futuro vogliamo contribuire a scriverlo insieme. Sarà dirimente l'attenzione per una agricoltura intensiva, che, come sappiamo bene, richiede un investimento e un impegno di lavoro ben superiore alle colture estensive; per creare strumenti di garanzia di un reddito adeguato a chi lavora nei campi; per sostenere la qualità dei nostri prodotti e per difenderli dai venti di protezionismo che si agitano nel mondo. Questa è la Toscana, tutela del lavoro e del paesaggio, fabbrica di futuro e di qualità, operosità rispettosa dello "stile del luogo".