I dolori della sinistra, raccontati da Enrico Rossi

04/04/2018

I dolori della sinistra, raccontati da Enrico Rossi

Intervista di David Allegranti

Il Foglio, 4 aprile 2018

 

 

Roma. Dice Enrico Rossi, presidente della regione Toscana, che i dirigenti di Liberi e uguali ma pure quelli del Partito democratico, suo vecchio partito, non devono farsi venire strane idee: “Per la sinistra l’unica prospettiva è il centrosinistra. Lo dico a chi ha posizioni eccessivamente aperturiste nei confronti del M5s”. Molte sono le cose che dividono, a partire da una diversa concezione della democrazia parlamentare. In più non tocca a chi ha perso indicare la via e sbrogliare la matassa, mai “ai presunti vincitori”. Prima di tutto, spiega Rossi al Foglio, “tanto Matteo Salvini quanto Luigi Di Maio dovrebbero assumersi la responsabilità e riconoscere di non aver vinto. Non hanno vinto, punto. Dunque facciano un passo indietro. Sono arrivati prima degli altri, certo, ma questi due falsi leader, che continuano a definirsi tali quando non lo sono e ci costringono ad assistere a questo deprimente spettacolo di dichiarazioni insulse che ricordano vecchi riti della politica invece che qualcosa di nuovo, dovrebbero fare un passo indietro per consentire con più facilità la formazione del governo”. Perché è a loro, “presunti vincenti, che spetta il compito di presentare una coalizione per governare, altrimenti sono chiacchiere. Invece è passato un mese e i due falsi leader non hanno una proposta da avanzare al presidente della Repubblica”. Quanto al centro-sinistra (il trattino non è casuale: Rossi sogna un futuro in cui nasca un nuovo partito di sinistra, “un partito del lavoro”, che trovi intese con il centro, vale a dire il Pd), “intanto cominciamo a dire che all’opposizione non ci si deve stare: si deve fare. E si fa incalzando i presunti vincitori”. L’ipotesi insomma di un governo con i Cinque stelle non piace a Rossi. Così come non gli piace neanche l’ipotesi di un ritorno alle urne. “Giovanni Sartori la chiamava la ‘frenesia del rivotismo’: si dice agli elettori che hanno sbagliato e che devono essere rimandati a settembre. Ma la democrazia parlamentare non funziona così. Questa politica e questi leader mancano di approfondimenti. E’ il parlamento che si deve impegnare a risolvere il problema. Per questo confido nel presidente della Repubblica, che ha un ruolo riconosciuto, e confido nel fatto che tutte le forze politiche lo aiutino”. E mentre il centrodestra può giustamente rivendicare un ruolo di governo, perché è la coalizione più votata, “il Pd non è in grado di fare un governo. E non può essere né il Pd né tantomeno Leu a fare la prima mossa. Che senso ha inseguire i Cinque stelle? Lo dico chiaro: per me l’alleanza con i Cinque stelle sarebbe esiziale per la sinistra. Altra cosa è consentire che nasca un governo su stimolo e impegno del presidente della Repubblica. Ma serve anzitutto un metodo e il primo passaggio, necessario, è che i due presunti vincitori facciano un passo indietro”. La sinistra e il centrosinistra devono insomma dimostrare che gli irresponsabili, spiega Rossi, sono loro. Poi c’è una questione contenutistica, programmatica da cui dipende il futuro della sinistra. “Fare opposizione significa dunque opporci alla deriva dei diritti nel mondo del lavoro e ricostruire un sistema di tutele contro il lavoro precario. C’è il grande tema delle morti bianche che sta emergendo. Purtroppo la sinistra è da un po’ di tempo che vince nei quartieri alti, invece dobbiamo far presente che intendiamo rappresentare i ceti popolari e il mondo del lavoro. Per questo non basta dire di stare all’opposizione. Questa affermazione, che pure ha una sua logica, ha il fiato corto. Dobbiamo dire che cosa vogliamo fare”. E che cosa vuole fare la sinistra, dice Rossi, è diverso da quello che vuole il M5s. “A livello programmatico non abbiamo nulla a che spartire con il M5s. Abbiamo impostazioni di carattere politico-culturale diverse e comunque il M5s non si può presentare dicendo: il leader è questo e questi sono i miei ministri”. Ma per la sinistra il tema vero è anzitutto “la sua identità. Io spero che nasca un partito nuovo, un partito del lavoro. Per questo dobbiamo dire al presidente della Repubblica, con la nostra delegazione, che per noi il primo punto del nuovo governo deve essere la tutela dei lavoratori e una ricostruzione del sistema dei diritti”. E la prospettiva della sinistra è una sola: “Ricostruire il centro-sinistra, con una sinistra e un centro. Dovremmo lavorare per un partito della sinistra che guarda a un Pd, di stampo liberal-democratico, che a sua volta guardi alla sinistra, con cui fare intese. Questo vale anche per i livelli locali, regionali e per le future amministrative. Questo significa che noi non ragioniamo con il M5s. Mi riferisco a qualche posizione eccessivamente aperturista, nel Pd ma anche in Leu. Altrimenti che cosa facciamo al prossimo giro? Direttamente un’alleanza con il M5s? E’ vero che il M5s ha conquistato il voto nei quartieri popolari, così come in alcuni casi ha fatto la Lega. Ma non per questo ci dichiariamo innamorati della Lega”. Insomma, dice Rossi, “il paese ha bisogno di una sinistra che rappresenti i ceti popolari, che altrimenti votano forze che hanno una tenuta democratica e una dimensione valoriale preoccupanti. Dall’Europa alla concezione della democrazia, che per noi è democrazia parlamentare. La sinistra può farsi carico del sentimento di protesta, di rancore. Giorgio Napolitano su questo ha fatto una sintesi perfetta in parlamento, a proposito di disuguaglianze e retrocessione dei ceti medi. Solo la sinistra può rappresentare la protesta portandola su un terreno democratico, progressista e progressivo. Ed è una sinistra che deve fare l’opposizione piuttosto che stare all’opposizione ad aspettare il suo turno nell’attesa quindi di essere ripagata di qualcosa”. Dunque, questa è la rotta per Rossi: “Il centro-sinistra non ricada nelle larghe intese ma nemmeno cerchi scorciatoie in alleanze improbabili e sbagliate con il M5s. Leu, da parte sua, deve stare attento a evitare l’estremismo gruppettaro o a ritagliarsi ruoli che non potrà avere anche rispetto alla formazione del governo. Altrimenti bisognerebbe domandare a chi ritiene di fare un’alleanza con il M5s come pensa che si concili l’articolo 67 della Costituzione contro il vincolo di mandato con chi vuole multare con 100 mila euro chi esce dal gruppo del M5s”. Compagni, dice Rossi, “la sinistra è all’anno zero, ma ha l’occasione per rinascere. E l’Spd prima di allearsi con Angela Merkel ha fatto un congresso, poi una trattativa e poi un referendum. Nel frattempo si sono iscritte 30 mila persone. Anche Leu deve fare un’operazione analoga. Il suo gruppo dirigente, me compreso, non è stato legittimato da nessun processo democratico. C’è stato un processo calato dall’alto; se vogliamo costruire un partito della sinistra o del lavoro, un Labour party come quello di Corbyn, abbiamo bisogno ridare lo scettro ai militanti della sinistra”.