“Emiliano ha fatto come l’asino. Invece io vado dritto, pronto un nuovo partito”

Intervista di Enrico Rossi a Andrea Carugati
La Stampa, 22 febbraio 2017

Tortuosa è la strada dell’asino, dritta quella dell’uomo, scriveva il grande architetto Le Corbusier. Ecco, io ho scelto di seguire la strada dritta, Emiliano quella dell’asino», sorride Enrico Rossi, presidente della Toscana, commentando l’improvviso dietrofront del collega pugliese.

Vi ha almeno informato per tempo della mossa?
Domenica sera abbiamo firmato con lui e Roberto Speranza una nota durissima che annunciava la scissione. Poi l’ho sentito lunedì in giornata, mi ha detto che ci saremmo risentiti la sera. Ma quella telefonata non è arrivata. Non ha concordato nulla con noi.

La considera una mossa sleale nei vostri confronti?
Ma no, non userei queste categorie. Ognuno segua la sua strada, il suo istinto.

Pensa che Emiliano farà più male a Renzi restando dentro?
Lui ha detto che vuole far male, a me interessa poco. Facciano loro. Domenica la relazione di Renzi e gli interventi successivi sono stati bastonate contro di noi. In quel momento ho detto che avrei lasciato il partito per costruire una nuova forza politica di sinistra e ora tengo la barra dritta, anche se non è facile. Lo faccio per ragioni profonde, non certo per la data del congresso. Non me la sento di partecipare ad un congresso che sarà solo una reincoronazione di Renzi.

Cuperlo, Fassino e altri continuano a lavorare per tenervi dentro il partito…
Chiedo anche a loro di mettere un punto. Questo tormentone rischia di annoiare i cittadini e io voglio parlare di lavoro, di proposte per la redistribuzione del reddito. Le condizioni per restare non ci sono, il Pd non è più il mio partito, da Renzi ci divide l’analisi sulla società italiana e le risposte da dare alla crisi in una fase in cui le persone più deboli si rivolgono ai Trump.

La base in Toscana come ha accolto la sua decisione di lasciare?
C’è stata una reazione negativa, è inutile negarlo. Ma avrò modo di spiegare le mie buone ragioni. Il tempo lavorerà per noi, ci sono milioni di lavoratori e precari che hanno già lasciato il Pd a cui vogliamo dare risposte.

Che tipo di partito volete costruire? Sarà una remake dei Ds?
Una forza di sinistra nuova, non una replica del passato, con ricette economiche molto diverse da quelle di Renzi: niente bonus ma una patrimoniale per finanziare gli investimenti pubblici e una seria lotta al precariato. Ma ricordo che il nostro avversario è la destra, non il Pd. Coi dem bisognerà provare a ricucire, anche immaginare un’alleanza.

Non sarà facile dopo questa lacerazione…
Ma dovremo provarci, perché il nemico è la destra populista. Sempre che Renzi non pensi ad accordi con Verdini e Forza Italia…

Alle amministrative sarete alleati?
In Toscana si vota a Lucca e Pistoia, e io sosterrò i due sindaci uscenti del Pd, che oltretutto non sono renziani. Non prevedo scissioni sul territorio, ci potrebbero anche essere persone vicine a me in lista col Pd. Il mio obiettivo è evitare conseguenze negative sul piano locale.

Come sceglierete il leader del nuovo partito? Con le primarie?
Dovremo trovare il modo di allargare la partecipazione, di aprirci: non esistono solo i gazebo.

La sua giunta resterà in sella? Dal Pd non arrivano segnali bellicosi…
Io non cerco posti in Parlamento, voglio restare alla guida della mia Regione e le condizioni ci sono. Sui programmi l’accordo col Pd è pieno. Ma qualche contraccolpo non lo escludo: se gli altri vorranno far saltare tutto dovremo prenderne atto.