Dubbi sul patto Pd-M5s ma fidiamoci della serietà di Zingaretti

Intervento su strisciarossa.it

28 agosto 2019

Spero sinceramente di sbagliarmi ma non sono convinto che quella di oggi sia la scelta giusta. Come ho scritto pochi giorni fa proprio su Strisciarossa, ritengo sia molto pericoloso siglare un accordo di governo con i Cinquestelle senza passare dalle urne, senza un chiarimento di fronte ai cittadini basato sul confronto dei programmi di PD e M5S.

Con quali grillini stiamo dialogando? Con quelli che hanno votato i decreti sicurezza e la legittima difesa? Con quelli che sono contrari a qualsiasi idea di sviluppo per il Paese?

I rischi per la sinistra

Sono domande legittime che ogni nostro elettore si sta facendo in queste ore. L‘interesse nazionale – lo ribadisco – non può essere un alibi per evitare di dare la parola al popolo. Sono dubbi che coltivo oggi e che esprimevo anche nel 2011 quando il Partito Democratico sosteneva, anche allora per senso di responsabilità, il governo Monti.

Per la sinistra andare a Palazzo Chigi con Di Maio, Conte e Casaleggio può essere un azzardo esiziale. Ma un rischio ancora più grave lo corre il Paese che tra non molto potrebbe ritrovarsi alle elezioni con una destra ancora più forte. Una destra-destra dei “pieni poteri” che a quel punto potrebbe far slittare l’Italia verso un regime illiberale e xenofobo, fino a farci uscire dall’Unione europea e dal consesso delle grandi democrazie occidentali.

Per questo avevo proposto che il Partito Democratico rimanesse fuori dal governo, si mettesse a “dieta” rispetto a posti, ministeri e nomine, assicurando solo l’appoggio esterno a un esecutivo in grado di sterilizzare l’aumento dell’IVA e affrontare la difficile congiuntura economica.

Questione di fiducia

Sono convinto che tutti questi miei dubbi sono gli stessi di Nicola Zingaretti. Un compagno di cui mi fido, che anche oggi mi ha convinto per sincerità e passione. Per questo, pur tra mille interrogativi sul rapporto con i grillini, ho votato la sua relazione in direzione.

Un voto per la sua chiarezza, la sua onestà, il suo appello all’unità del partito. Il suo richiamo insistente a non chiuderci nelle stanze del potere ma a guardare alla società, al rapporto con i ceti sociali e i gruppi che reclamano più giustizia e un futuro migliore per se stessi e per l’Italia.

La sfida è grande e il passaggio estremamente delicato, non scontato e dagli esiti incerti. Non sarà facile. Ma certamente il PD può contare su un segretario saggio e attento, capace di tenere unito il partito e garantire agibilità politica per chi può avere opinioni diverse.