Amministrative, «Lista a sinistra per Nardella e Biffoni»

Il governatore toscano Rossi lancia l'appello per il voto


intervista di Enrico Rossi a La Nazione

Luigi Caroppo, 3 febbraio 2019


«San Francisco è la nuova porta dell'Oriente. Si percepiscono subito la vicinanza dell'Asia e le opportunità che ci sono dall'altra parte del Pacifico. Ma la vera `ricetta' della Silicon Valley è la sua capacità di essere diventato un territorio con fortissime eccellenze universitarie che si coniugano con grandi capitali e impresa» dice il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi al termine della missione californiana su invito dell'Università di Berkeley. Tutt'altra aria in Italia dove l'incertezza domina.


Presidente, la Toscana nella morsa dell'immobilismo. Questo governo ha cancellato dai radar le decisioni per la nostra regione?

«Vanno avanti, pure con qualche problema, solo le infrastrutture che costruiamo e finanziamo in proprio, o con altri enti, direttamente come Regione Toscana: porto di Piombino, darsena a Livorno, raddoppio ferroviario Pistoia-Lucca; gli ospedali e la tramvia di Firenze. Per il resto, per ciò che compete al governo siamo allo stallo. La Tirrenica è ferma, le terze corsie autostradali non si sbloccano. Il sottoattraversamento di Firenze non procede. Non dico che i governi precedenti abbiano fatto molto. E da dieci anni che mi batto per questi obiettivi. La novità del governo in carica è che, oltre alla confusione generale, i 5 Stelle sono contrari un po' a tutto. Mentre la Lega parla in modo diverso a seconda di luoghi e interlocutori».


Intanto tutto è bloccato.


«Il mio messaggio è che ci sono alcune questioni vitali per il futuro della Toscana su cui questo governo potrebbe impegnarsi e persino vantarsi di aver contribuito a risolvere. Lo dico da mesi. Ma sino ad ora non ho avuto risposta. Non vorrei che, per non litigare, Lega e 5 Stelle aspettassero le elezioni europee. Dal cui risultato dipenderanno le elezioni politiche e via così all'infinito, in una continua campagna elettorale. Mentre a soffrire sono i cittadini, il lavoro e lo sviluppo della Toscana».


Il caso aeroporto è emblematico. Una novella dello stento del terzo millennio.


«Confido in una risposta positiva. Noi abbiamo tolto ogni obiezione. Abbiamo ascoltato e i nostri atti sono conformi alle richieste dei ministeri. Alla fine prevarrà la logica, la correttezza e il rigore»


Unità a sinistra. Lei per primo a fine estate ha lanciato il superamento di barriere tra Pd e altre forze. Pochi giorni fa ha sottolineato che bisogna compattarsi contro il populismo. Ce la farete? Tutti per Nardella a Firenze e Biffoni a Prato sin dal primo turno quindi?


«Ho fatto un voto. Evitare la polemica con tutti coloro che si oppongono a sinistra e nel centrosinistra contro il governo dei nazionalpopulisti. Ritengo che per batterli occorra davvero unità di tutti i democratici. Dai liberali alla sinistra. Dai cattolici ai socialisti. Per questo dal 4 marzo ripeto che dal quel terremoto si esce solo ritrovando l'unità e mettendo al centro questioni come la difesa della democrazia rappresentativa. L'appartenenza all'Europa. La questione sociale dei giovani, dei lavoratori e dei ceti medi. Questo per quanto mi riguarda vale per ogni tipo di elezione nei prossimi mesi. Mi piacerebbe una lista di sinistra a sostegno di Nardella e Biffoni e degli altri sindaci in corsa; non vorrei come per le europee correre il rischio di buttare via il mio voto e favorire indirettamente la destra».


Altro tema scottante: la sanità. La Toscana non sembra più un modello virtuoso. Perché?


«La Toscana quanto a qualità dei servizi è al top tra le regioni italiane. Abbiamo avuto qualche problema sulla spesa farmaceutica eccessiva e questo ci ha penalizzato ma si deve considerare anche il fatto che abbiamo speso di più per eradicare l'epatite C. Inoltre qualche sospetto di non aver ricevuto un trattamento di cortesia da parte del ministero mi è venuto».


Ancora baroni e inchieste giudiziarie sulla sanità. Possibile che il sistema non cambi mai?


«In tutte le inchieste fatte sulla dirigenza sanitaria di mia nomina - e intendo anche amministrativa oltre che sanitaria - gli indagati non sono andati a processo o sono stati assolti. Tranne un caso, quello che io stesso denunciai all'Asl di Massa. Lui è andato in galera mentre nei miei confronti il pm ha chiesto l'archiviazione e ha definito il mio operato corretto e rigoroso. Parlo di 18 anni di governo della sanità e, se ci penso bene, me ne vanto. Altri prima di parlare dovrebbero sciacquarsi la bocca. Ho fiducia nella magistratura, inquirente e giudicante.


E Careggi?


«Quanto a Gareggi, ai dirigenti dell'azienda di mia nomina che risultano indagati non è arrivata per ora nessuna informazione di garanzia. Quanto all'Università non tocca a me giudicare, anche se apprezzo il lavoro fatto per qualificare Careggi attraendo nuove professionalità e eccellenze da fuori regione e dall'estero».